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Culture del mondo - Religiosità e spiritualità: India e oltre.

Scritto da  Liliana Atz
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Parto senza aspettative ma con grande curiosità. La magia del Rajastan con i suoi forti e i palazzi dei maharajas, Khajuraho e poi Varanasi, uno dei luoghi più sacri dell'India. "Per quanto abbiate letto e sentito raccontare, - leggo - l'esperienza di un viaggio in India non si può trasmettere appieno, va vissuta direttamente, assaporata con tutti i sensi" . E così è....

Quello che non può passare inosservato fin da subito è il degrado ambientale e l'estrema povertà degli abitanti. La grandezza della storia di queste'area del mondo si confronta con le stime della Banca Mondiale e delle organizzazioni non governative che collocano in India un terzo dei poveri di tutto il mondo. E tra gli stati più poveri si collocano proprio il Rajasthan, l'Uttar Pradesh e il Madhya Pradesh.
elefantiPlastica e immondizie di ogni genere ricoprono il terreno, pozze acquitrinose, animali e, ovunque, gente che caca, che piscia, che mangia, che chiede la carità. Secondo fonti del governo indiano, circa 220 milioni di cittadini vivono al di sotto della soglia di povertà, di cui il 75% nelle aree rurali, mentre molti altri vivono in slum orrendamente sovrappopolati ai margini delle grandi città. Ovunque regna una disorganizzazione "organizzata". La legge di sopravvivenza e la mancanza di garantismi sociali rende fluida la vita, che scorre nonostante tutto. La bagarre del traffico e della guida indiane, suoni, rumori, odori e il gran caldo regolano le giornate.

Osservo le persone, che rispondono con calma, forse indifferenza agli stimoli esterni, seguendo un proprio ritmo. Lungo le strade gruppi familiari si recano in pellegrinaggio ai templi. Venditori ai lati delle strade offrono le loro mercanzie. Piccoli gruppi trasportano i defunti avvolti in un telo alla cremazione. Cani e mucche condividono mestamente la dura realtà degli umani. La vita e la morte assumono un sapore di continuità, seguendo un disegno invisibile agli occhi. In questa terra ogni aspetto della vita è permeato di religiosità. Varie comunità convivono all'interno dei suoi confini, anche se l'82% della popolazione è di fede hinduista.

Il Brahman è all'origine della manifestazione di tutte le divinità hindu. Il Brahman è l'Uno, la realtà ultima. Viene descritto come Brahma, Vishnu e Shiva, la Trimurti (trinità) induista. Brahma svolge un ruolo attivo solamente durante la creazione dell'universo, trascorrendo il resto del tempo in meditazione. Vishnu è il preservatore o sostenitore. Sostiene e protegge tutto ciò che c'è di buono al mondo. Shiva, il Demiurgo, simboleggia la forza distruttrice, senza la quale, però non potrebbe esserci stata creazione. Shiva è molto temuto e venerato in tutta l'India; si trovano templi in suo onore ovunque. Da questa triade discende tutto il pantheon delle altre numerose divinità induiste. Appartenenza religiosa e ruolo sociale qui si intrecciano da sempre in modo indissolubile e da sempre il sistema delle caste impregna la cultura indiana. Secondo la tradizione, la casta è la struttura sociale fondamentale della società hindu, per cui vivere una vita onesta e portare a compimento il proprio dharma (valore morale) aumenta la probabilità di rinascere in una casta superiore e quindi in condizioni migliori. Esistono quattro caste principali o "varna": brahmin, i brahmini, sacerdoti e insegnanti; i kshatriya, re e guerrieri i vaishya, mercanti; e i shudra, braccianti. Al di sotto di queste quattro caste principali si trovati i dalit, un tempo chiamati intoccabili, che sa sempre svolgono i lavori più umili come quelli di spazzino o di addetto alla pulizia delle latrine.

"Sono di fede hinduista", racconta Bajrang, l'autista che ci accompagna in questo viaggio, "e l' appartenenza alla mia casta non mi ha consentito di studiare molto. Con la mia formazione non posso che fare questo lavoro". C'è rancore e rabbia nella sua voce. Anche se la Costituzione indiana ha abolito il sistema delle caste, esso è tutt'ora molto importante. Soprattutto nell'India rurale, la casta di appartenenza determina in larga misura la posizione sociale all'interno della comunità e influenza la vita professionale e le possibilità matrimoniali degli individui. La forte religiosità degli indiani e l'ancora molto vissuto sistema delle caste sono indubbiamente strettamente correlati, giustificando e dando senso alle difficoltà del quotidiano. In una società dove la miseria è all'ordine del giorno e il gruppo di appartenenza fa la differenza, sicuramente tutto questo serve a mantenere l' ordine sociale. Tutte le cerimonie propiziatorie alla fitta schiera di divinità correlate alla Trimurti, parlano un linguaggio scaramantico, di rassegnazione, che giustifica le disumane condizioni di vita dei più. "Brahmini ladroni" ripeteva spesso il nostro autista riferendosi ai religiosi hindu, nonché alla classe economicamente e socialmente più elevata.

"India, la patria della spiritualità", trovo scritto su tutte le guide. Ma può esistere spiritualità senza libertà dai più elementari bisogni materiali? E la liberazione dagli stessi garantisce forse un aumento dell'aspetto spirituale dell'uomo?

Ciò che respiro è una matrix di gruppo orientale, che non differisce però poi così tanto da quella occidentale, dove i bisogni indotti, il consumismo, l'isolamento e l'alienazione allontanano l'uomo da se stesso. Ci rechiamo in pellegrinaggio non nei templi, ma nei megastore, nei vari centri commerciali che nascono come funghi, per riempire il vuoto che sentiamo interiormente, la mancanza di appartenenza o la ricerca della stessa. Non è il bisogno di cibo materiale che ci blocca nella conoscenza di noi stessi e dei nostri veri bisogni, ma spesso cerchiamo rifugio in vari gruppi, sportivi, culturali, o spirituali come un bambino cerca la mano della madre non per crescere, ma per una "fame" di sostegno, di appartenenza, per colmare voragini esistenziali di cui ignoriamo l'esistenza o che non riusciamo a colmare in altro modo.

Raggiungiamo Varanasi in aereo e veniamo subito catapultati nel "clou" dell'inferno di dantesca memoria. Un'infinità di esseri sporchi, affamati, mutilati, tendono la mano; dormono ai lati delle strade in mezzo al fango, nel degrado più assoluto. Mi pare di non farcela, mi sento inorridire e al contempo quella marea di diseredati mi ripugna. Raggiungiamo il mitico Gange, (la dea Ganga) uno dei fiumi sacri dell'India. Gli hindù credono che effettuando il bagno nel fiume (in particolare in talune occasioni) si possa ottenere il perdono dei peccati e un aiuto per raggiungere la salvezza. Una buona parte delle famiglie hindù conserva un flaconcino di acqua del fiume nella propria casa, in quanto c'è la credenza che quest'acqua possa ripulire l'anima di una persona da tutti i peccati passati, e che possa anche curare i malati. Ritengono che la vita sia incompleta senza la balneazione in questo fiume almeno una volta nella propria esistenza. Le abluzioni mattutine e serali sono regolarmente effettuate presso alcune strutture dove i ghats (scalinate), portano fino all'acqua. Assistiamo ad una cerimonia propiziatoria sulle sue rive. Ci dicono che viene svolta ogni sera. Una fiumana di gente assiste allo spettacolo mentre poche centinaia di metri più in là, nel crematorio, i fuochi continuano ad ardere.

A Varanasi giungono i cadaveri di tutti quelli che se lo possono permettere, visti gli alti costi delle cremazioni, in quanto gli hindu credono che questa immersione possa interrompere il ciclo delle reincarnazioni, o Samsara.

Religiosità o spiritualita? Secondo lo Zingarerelli la spiritualità è definibile come:"L'attitudine a vivere secondo le esigenze delle Spirito e a dare loro preminenza" o anche " l' indirizzo interno di ciascuna religione o di ciascun movimento religioso, come esperienza di vita spirituale, a prescindere dalle strutture organizzative e culturali".

Alla ricerca del santone, del guru, del padre spirituale molti occidentali si sono "persi" in questa realtà. Esiste forse una terra più spirituale di un'altra? Esiste un popolo non più religioso, ma più spirituale di un altro? E la frequentazione di questi luoghi e persone può determinare la nostra evoluzione? Tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, Madame Blavatsky e la corrente teosofica riportarono alla luce l'antico mito dell'Avatar. Era arrivata l'era, dicevano, in cui l'essere che avrebbe salvato l'umanità si sarebbe reincarnato. In India nasceva Krishnamurthi che venne riconosciuto come il tanto atteso Salvatore. Il bambino fu allevato con ogni cura e istruito come si conviene ad un futuro Maestro spirituale. Ed egli viaggiò per tutto il mondo fino a tarda età, parlando in questo modo alle folle: "Ritengo – diceva - che la Verità sia una terra senza sentieri e che non si possa raggiungere attraverso nessuna religione, nessuna scuola. Questo è il mio punto di vista e vi aderisco totalmente e incondizionatamente. Poiché la verità è illimitata, incondizionata, irraggiungibile attraverso qualunque via, non può venire organizzata e nessuna organizzazione può essere creata per condurre o costringere gli altri lungo un particolare sentiero. Se lo comprendete, vedrete che è impossibile organizzare una "fede". La fede è qualcosa di assolutamente individuale e non possiamo e non dobbiamo istituzionalizzarla. Se lo facciamo diventa una cosa morta, cristallizzata; diventa un credo, una setta, una religione che viene imposta agli altri" (3 agosto 1929, Ommen, Olanda); e anche: " la rivoluzione interiore va fatta da sé e per sé, nessun maestro o guru (in nessun luogo) può insegnarti come fare".

Pubblicato su: www.lavalsugana.it

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